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04 Febbraio 2014

“IL MATTINO” – Federico Vacalebre – 04.02.2014

Triad Vibration, sorpresa jazz ai confini della dance tribale…

Non ci sono solo i grandi solisti ad alimentare il panorama in movimento del jazz italiano, ma anche sorprese, novità e formazioni capaci di spostare i confini di una musica che cerca ormai da tempo di ridefinirsi.
Come fanno i Triad Vibration: Gendrickson Mena Diaz alla tromba, il piano e le tastiere; Ezio Salfa al basso; Tanni Walter Mandelli al didjeridoo; il partenopeo Gennaro Scarpato alle percussioni.

È proprio lo strumento sacro agli aborigeni australiani a dare il segno della band e di un disco come «Dreamtime» (Raffinerie Musicali Records), insieme tribale ed evocativo, moderno e antico, jazz e non jazz. World-fusion ballabile, che non ha paura di «sporcarsi» di elettronica, drum’n’bass, dance, una sorta di risposta del jazz nostrano a Medeski, Martin & Wood.

I Triad Vibration sono una splendida realtà della nostra scena «nujazz»: da «Balkan circus» a «Clito» i dieci brani del cd non rinunciano mai al ritmo e si fregiano dei contributi di Eric Marienthal, Tino Tracanna e Sandro Cerino ai sax; Daniele Di Gregorio al vibrafono; Mamadou Diou al djembè; Eduardo Cespedes e Virginia Quesada alle voci.

L’effetto trance convive con i temi cercati dalla tromba, il tribal jazz ha a tratti l’effetto irresistibile del funky di James Brown, restituendo all’improvvisazione, e alla musica di origine afroamericana, un senso ludico ed un rapporto con il corpo da tempo dimenticato.

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